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Un Mare di Libertà

Un evento di Officina Repubblicana per il 25 Aprile a Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nota

Per chi suona la campana 

 

(13 aprile 2026) - Colpiscono nei resoconti delle elezioni in Ungheria le analogie con il recente voto italiano nel  referendum sulla giustizia: l’aumento imprevisto nei sondaggi della partecipazione, l’impegno massiccio dei  giovani, il contrasto fra le campagne dove il partito di governo ha resistito meglio e le città dove prevale il desiderio del cambiamento.

Nel caso ungherese è evidente la crisi del sovranismo e quasi certamente anche l’effetto controproducente del sostegno offerto a Orban da Trump e da tutta l’internazionale della destra, compreso – come scrive il Corriere della Sera - “l’incauto” messaggio augurale inviato  dalla nostra presidente del Consiglio (che fa apparire ridicole le frettolose congratulazioni  dell’on. Meloni al vincitore).

Il chiaro significato del voto ungherese e le evidenti analogie con il voto italiano sono un colpo mortale alle speranze della destra che il voto referendario non sia anche un segnale su ciò che potrà avvenire nelle ormai prossime elezioni politiche. Nell’interpretazione del voto italiano la destra e i commentatori che le sono vicini hanno cercato di minimizzare il possibile effetto Trump-Netanyahu ed hanno anche ipotizzato che il picco della partecipazione giovanile sia valso per il referendum e non si ripeterà nelle elezioni politiche. Ma forse qualche preoccupazione non rivelata da parte del partito di Giorgia Meloni deve avere raffreddato gli spiriti che avevano immaginato di correre alle elezioni prima che il centrosinistra avesse avuto il tempo di strutturarsi un modo appropriato. In questo momento prevale nella destra l’idea di spingere le elezioni più in là, probabilmente nella speranza che il danno prodotto dall’allineamento su Trump si attenui con il passare del tempo.

Stamane abbiamo letto con divertimento la dichiarazione del capogruppo del partito dell’on. Meloni nel Parlamento europeo che ha precisato come Orban appartenga a gruppo parlamentare diverso da quello nel quale militano i Fratelli d’Italia: ci mancava poco a che criticasse l'incauto messaggio di sostegno a Orban della presidente del Consiglio. Abbiamo invece letto con attenzione le parole del ministro Crosetto, che senza mezzi termini elogia l’esito del voto: si tratta – diremmo – di una soddisfazione effettiva, non della dichiarazione di circostanza che Palazzo Chigi si è precipitato a fare ieri sera.

 


Il commento

Un racconto burocratico


L'editoriale

La Via Crucis dell'on. Meloni

Nota Giorgio La Malfa nell’articolo apparso stamane su l’Altravoce - qui allegato in calce - che la posizione esposta ieri mattina dal ministro della Difesa Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera segna una netta presa di distanze dall’Amministrazione americana che va oltre la dichiarazione dei giorni scorsi, secondo cui l’attacco israelo-americano all’Iran costituisce una violazione del diritto internazionale. Crosetto sostiene infatti che l’attacco è un errore che può avere conseguenze drammatiche sulla situazione internazionale e lamenta che i collaboratori non abbiano il coraggio di parlare apertamente al Presidente degli Stati Uniti.

La Malfa osserva che questa posizione di Crosetto - molto diversa da quella tenuta finora dal governo italiano - apre un nuovo problema a due giorni dall’intervento che l’on. Meloni dovrà fare alle Camere. Infatti, se la presidente del Consiglio prenderà una posizione identica a quella di Crosetto, si avrà l’impressione che sia quest’ultimo ad avere corretto la linea del governo, mentre se esporrà una posizione in parte diversa, emergerà una differenza di opinioni in seno all’esecutivo.

Nel pomeriggio, dopo avere dato l’intervista al Corriere commentata da La Malfa nell’articolo sull’Altravoce, il ministro della Difesa ha parlato alla Camera e ha ripercorso i rapporti fra l’Italia e gli Stati Uniti circa l’uso delle basi militari in Italia. Crosetto si è tenuto rigidamente al tema indicato per l’informativa, cioè al tema delle regole per l’uso delle basi americane. Non ha fatto cenno alcuno, come si attendeva l’opposizione, alle cose dette nell’intervista. Formalmente aveva ragione il ministro, visto l'oggetto delle sue comunicazioni, ma nella sostanza il Parlamento aveva diritto di sentire dal ministro le cose che questi aveva detto poche ore prima a un quotidiano, oltretutto in un giorno di gravi preoccupazioni per le decisioni preannunciate dal Presidente degli Stati Uniti.

Noi ci domandiamo se a trattenere Crosetto dal ripetere in Aula le sue affermazioni al giornale, sia stato solo il desiderio di attenersi strettamente all’ordine del giorno o se invece non vi sia stato un richiamo a non riproporre in Parlamento una posizione che non essendo quella del governo – o non essendolo ancora – avrebbe potuto rivelare una crepa nella compattezza che l’esecutivo cerca di affermare ogni giorno, specialmente dopo l’esito catastrofico del referendum.

Per questo sarà tanto più interessante ascoltare domani l’on. Meloni. La presidente del Consiglio certo non potrà attenersi alla posizione iniziale di sostanziale copertura dell’azione israelo-americana. Farà probabilmente proprio il giudizio del ministro della Difesa sulla legalità dell’intervento in Iran. Ma si troverà in imbarazzo nel dare un giudizio sull’azione militare in sé: sostenere che è un errore, darebbe il senso che la linea del governo sia dettata dall’on. Crosetto. Ma distaccarsi da questo giudizio, metterebbe in luce una diversità di opinioni in seno all’esecutivo. Probabilmente l’annuncio della tregua di due settimane le offrirà il destro per non affrontare il punto specifico del giudizio sull’azione israelo-americana in Iran e per limitarsi a auspicare un esito positivo dei negoziati. Per i partiti di opposizione sarà comunque una buona occasione non per un attacco frontale, ma per fare emergere le difficoltà e le contraddizioni crescenti in seno all’esecutivo.

 


La Malfa su Rinascita

"Nordio: se cade il braccio destro, non può restare il Ministro"

 

Come un pugile finito al tappeto, nell’ansia di rimettersi in piedi prima dei fatidici dieci secondi, l’On. Meloni ha scelto tre capri espiatori dell’insuccesso nel referendum e ne ha ottenuto la testa. Ma nel farlo ha mostrato il deficit di cultura istituzionale della destra ed ha commesso un serio errore. Mi spiego. [...]

leggi su Rinascita


L'editoriale 

Chi perde diventa anche antipatico

 

Non sarà l’opposizione a chiedere le dimissioni dell’on. Meloni. Lo ha detto con chiarezza questa mattina l’on. Schlein in un’intervista su Repubblica. Del resto, l’unico modo per farlo sarebbe presentare in Parlamento una mozione di sfiducia che avrebbe solo l’effetto di rianimare un centrodestra tramortito dall’esito del referendum. Diverso invece è fare osservare che un presidente del Consiglio che si getta a capofitto in una battaglia referendaria [...]

leggi su Il Commento Politico

 


Referendum costituzionale 22 e 23 marzo 2026 

Officina Repubblicana vota

Gigi Proietti 1974

Mario Schifano 1960


Serve un’economia del futuro

Giorgio La Malfa sul “Corriere della Sera”

(Corriere della Sera, 16 febbraio 2026) – Penso che dovrebbe esservi un allarme rosso sulle condizioni dell’economia italiana. I dati sono impressionanti, quando li si guardino nella loro evoluzione temporale. Praticamente l’economia italiana è stagnante da un quarto di secolo: è ferma la produttività, declina progressivamente il settore manifatturiero, cresce il settore dei servizi, ma non con le imprese ad alto valore tecnologico ma in attività essenzialmente legate al consumo ed al turismo che offrono stipendi molto al di sotto di quelli degli altri paesi dell’Europa Occidentale […]

leggi l’articolo sul Corriere della Sera

L'intervento conclusivo di Giorgio La Malfa a Roma il 24 Gennaio

 

L'intervista di Radio Radicale a Giorgio La Malfa in occasione del lancio di Officina Repubblicana: clicca qui

 

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