Napoli - Russia, Ucraina, Europa. Le sfide del programma del centrosinistra. Il VIDEO e l'articolo di Francesco Lauro
Il video dell'incontro dell'incontro di Officina del 28 settembre scorso a Napoli è disponibile su Radio Radicale. Un dibattito sul conflitto in Ucraina e sui temi più urgenti della politica italiana. Con Francesco Lauro, Salvatore Toriello , Umberto Ranieri, Giorgio La Malfa: clicca qui
Dell'incontro di Napoli, degli obiettivi di Officina Repubblicana, delle prospettive per il centrosinistra ha parlato nei giorni scorsi l'avvocato Francesco Lauro in un suo interessante articolo su Repubblica:
Il prossimo appuntamento
La Malfa su Il Piccolo: "Favorevole al nucleare ma ora si sta facendo soltanto propaganda"
Intervista di Massimo Brusasco
Giorgio La Malfa, storico esponente del Partito Repubblicano Italiano, sarà protagonista di un convegno che si svolgerà sabato alle 17 ai Due Buoi Rossi di Alessandria (via Cavour). Nell'occasione si ragionerà sul futuro della città [...]
Onorevole La Malfa, partiamo proprio dal ragionare di energia. La scorsa settimana il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato il ritorno al nucleare [...]
Leggi l'intervista sul Piccolo, 29 settembre 2026:
La Malfa su la Repubblica
Le nuove fragilità del ceto medio
di Giorgio La Malfa
Caro Direttore,
mi congratulo con lei per la serie di articoli che Repubblica sta dedicando alle difficili condizioni di molte categorie di lavoratori. Fra questi mi ha colpito quello di lunedì di Maria Novella De Luca e le parole, da lei riferite, di Chiara Migliori, da 17 anni maestra di sostegno nella scuola primaria. Con uno stipendio di 1780 euro, la professoressa Migliori dice [...]
Leggi l'articolo su la Repubblica:
Cara on. Meloni, i debiti non sono la cura per l’inflazione
1 ottobre 2026 - I giornali annunciano che l’on. Meloni ha reagito ai nuovi dati sull’inflazione rivolgendosi all’Europa per chiedere maggiore flessibilità sui conti pubblici. Capiamo la disperazione di Palazzo Chigi di fronte alle cifre rese note dall’Istat, che indicano un’inflazione superiore al 4% su base annua, e il desiderio di trovare un capro espiatorio per i problemi che l'esecutivo non sa o non riesce a risolvere. Ma forse una qualche nozione elementare di economia dovrebbero averla acquisita dopo quattro anni alla guida del governo. Se c’è inflazione, la creazione di nuovo potere di acquisto attraverso un maggior deficit non farebbe che alimentare un ulteriore aumento dei prezzi. In questo caso hanno ragione i cosiddetti Paesi frugali. La flessibilità può servire per consentire nuovi investimenti indispensabili, non per compensare gli effetti dell’inflazione sui redditi più bassi.
Se si vuole alleviare la condizione dei ceti più deboli, bisogna redistribuire il reddito da chi ha redditi più alti a chi soffre di più per le conseguenze dell’inflazione. Non ci sono scappatoie: se davvero vuole aiutare le famiglie in difficoltà, la destra deve far pagare le imposte alle tante categorie a reddito elevato che essa ha sgravato dei tributi da quando è al governo. Non c’è altra strada. Ma è chiaro che si tratta proprio della strada più ardua da percorre per la destra che in questi anni fatto di tutto per premiare redditi alti ed evasori fiscali.
Prima o poi le conseguenze delle proprie scelte si pagano.
Superare l’impasse dell’Ucraina. La Malfa su "Rinascita"
Tra la richiesta dei Cinque Stelle di fermare gli aiuti militari e la linea del PD, la Costituzione può offrire alla coalizione un terreno comune sul sostegno all’Ucraina e sulla ricerca di un negoziato.
di Giorgio La Malfa
(Rinascita) A me sembra che vi sia un solo punto della piattaforma votata a Milano dai 5 Stelle a Milano che può creare un serio problema per il centro-sinistra o per l’Alleanza per la Costituzione – il nome proposto dall’ex premier che a noi personalmente piace molto. Uno solo, ma tale, se non si trovasse una soluzione condivisa e condivisibile, da mettere in pericolo la possibilità stessa di formare una coalizione fra i Cinque Stelle e gli altri partiti di centro-sinistra. È il punto sull’Ucraina e in particolare sull’invio di armi all’Ucraina […]
leggi l’articolo su Rinascita, 23 settembre 2026
Lacrime di coccodrillo sul deficit
(22 settembre 2026) - Non si tratta di prendere atto con rammarico – come ha dichiarato il ministro dell’economia Giorgetti – del fatto che il deficit pubblico italiano supera ancora il 3% e quindi l’Italia non esce dalla procedura di infrazione per violazione delle regole del patto di stabilità. Come già osservammo a suo tempo, l’esiguità dello scostamento non è un’attenuante. È il sintomo di un problema sostanziale.
I casi sono solo due: o il governo, pur dichiarando di desiderare l’uscita dall’infrazione, ha preferito continuare nella ricerca del consenso attraverso la spesa corrente e quindi ha fallito volontariamente l’obiettivo. Oppure, peggio ancora, lo ha perseguito ma non è stato capace di fare il necessario, che peraltro comportava interventi molto modesti visto che lo scostamento è pari a meno di un punto percentuale di deficit in rapporto al reddito nazionale.
Non sappiamo quale delle due spiegazioni sia quella giusta. Ma, se un problema si pone, esso riguarda il ministro dell’Economia. Il fallimento è suo e quindi delle due l’una: è lui a non voler riportare l’Italia entro i binari europei, oppure è il governo che non lo segue su questa strada. In ambo i casi, forse il ministro Giorgetti dovrebbe fare una riflessione seria sul suo ruolo nel governo.
Quei giochi di prestigio sulla pelle del Paese
di Giorgio La Malfa
(l'Altravoce) Nella bella intervista concessa al Financial Times, il primo ministro canadese Mark Carney, che parlerà oggi davanti al Parlamento europeo, ha ribadito le ragioni che dovrebbero spingere l’Unione europea e i suoi Paesi membri a stabilire dei rapporti sempre più stretti di alleanza con un paese come il Canada. Ha spiegato, come aveva già fatto all’inizio dell’anno in un ormai celebre discorso al Forum di Davos, che di fronte alla svolta impressa alla politica americana dalla presidenza di Donald Trump, ed alla consonanza fra le posizioni del presidente degli Stati Uniti e quelle di Paesi dittatoriali come Russia e Cina e alla tendenza a fare prevalere la forza rispetto alle regole del diritto internazionale, diviene indispensabile che gli Stati che rifiutano queste logiche rafforzino i loro legami e creino aree di collaborazione e di cooperazione economica, militare e politica.
Carney prospetta qualcosa di più di un trattato commerciale come quello sottoscritto con l’Unione europea nel 2017 e già parzialmente in vigore. Pensa a forme di cooperazione politica più intensa che forse potrebbero concretizzarsi in forme nuove da sperimentare fra l’Unione europea e un Paese come il Canada.
È molto probabile che le parole di Carney verranno accolte con favore da parte dei raggruppamenti politici più responsabili della politica europea e della maggior parte dei governi europei. Pensiamo che lo stesso governo italiano non farà mancare il sostegno alle parole del primo ministro canadese. E tuttavia, vorremmo fare presente che manca ancora la ratifica da parte di dieci Paesi del trattato del 2017 fra Unione europea e Canada e che fra questi dieci Paesi vi è l’Italia. Ignoriamo le giustificazioni che il governo italiano ha offerto e offre per questo sostanziale rifiuto della ratifica. Come per il Mes probabilmente la presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e il suo partito si trincerano dietro l’opposizione della Lega di Matteo Salvini e magari, oggi, di qualche dichiarazione del generale Roberto Vannacci.
Ma in realtà, come per il Mes, le difficoltà vengono dalle cose sostenute da molto tempo dal partito di Meloni, dalle quali la stessa presidente del Consiglio dei ministri non può e forse non intende discostarsi completamente. Essa cerca sostanzialmente di fare un giuoco di prestigio: apparire europeista al confronto delle posizioni più esplicitamente antieuropee di taluni dei suoi alleati in Italia e in Europa, ma non rinunciare alle proprie posizioni tradizionali che erano e sono sostanzialmente antieuropee.
Questo è un gioco che compromette gli interessi dell’Italia: di fronte ai venti di destra che spirano in Francia, in Germania e in molti altri Paesi europei, è indispensabile che l’Italia abbia nella prossima legislatura un governo pienamente europeista, davvero desideroso ed in grado di dialogare e di stringere i rapporti con Stati, come il Canada, che rifiutano la logica trumpiana della forza.
L’Italia di Meloni in fondo è tuttora, come si è visto qualche settimana fa nell’intervista della presidente del Consiglio al New York Times, alla ricerca di un modo per recuperare il rapporto con il presidente degli Stati Uniti.
Sono strade diverse e divergenti fra le quali le prossime elezioni dovranno operare una scelta.
17 settembre 2026
Tasse e Pnrr
(17 settembre 2026) La critica rivolta alla decisione del governo sul bollo di circolazione di essere una mossa smaccatamente elettorale in sé non è convincente e forse è anche controproducente. Ridurre la molteplicità dei prelievi fiscali è un fatto positivo: significa andare o tornare verso un sistema ideale che dovrebbe vedere essenzialmente un’imposta progressiva sul reddito accompagnata da esenzioni o detrazioni alla base. Se si semplifica il sistema fiscale, lo si rende meno odioso ai cittadini e chi lo fa merita il plauso.
I problemi di questa decisione del governo vi sono e sono seri. Ma stanno altrove. Intanto a nessuno può essere sfuggita la faccia del ministro dell’Economia mentre la presidente del Consiglio sciorinava la sua mercanzia. Ci è sembrata la faccia di uno che tutto avrebbe fatto tranne che quello che il governo annunciava. E sarebbe utile che qualche giornalista alla prima occasione chiedesse al ministro che cosa lo rendeva così visibilmente perplesso.
Un primo problema è quella che ci sembra una complicazione inutile: se si abolisce una tassa sui veicoli fino a una certa cilindrata, perché limitare la riduzione solo al primo dei veicoli posseduti da una persona? Saranno necessarie nuove certificazioni, nuovi moduli da riempire oppure vi saranno dei passaggi fittizi di proprietà per poter godere della misura.
Il problema centrale, però, è un altro. Abbiamo letto che la misura verrà finanziata (per sostituire il gettito che andava alle regioni) con residui fondi del PNRR. Dunque, così vanno a finire i fondi che l’Europa ci ha in parte concesso in parte prestato per sostenere la trasformazione strutturale dell’economia italiana. Poi ci sorprendiamo che la spesa dei fondi PNRR non abbia in alcun modo fatto crescere l’economia italiana! E inoltre, ricordando che dovremo restituire i cento ed oltre miliardi di euro ricevuti in prestito, abbiamo ridotto le tasse ed aumentato il debito e quindi gli interessi che gli italiani pagheranno nei prossimi anni.
Tenendo conto di tutto questo, il giudizio sul governo diviene pesantemente negativo: si sprecano risorse che dovevano servire al rilancio dell’economia italiana e si fa propaganda elettorale con i soldi che gli italiani dovranno pagare in più a partire da domani. Già questo basterebbe a spiegare la faccia del ministro Giorgetti, ma probabilmente non è tutto.
A proposito di un'intervista dell'on. Crosetto
(25 luglio 2026) - C’è chi stamani ha osservato che vi è una differenza fra le posizioni in tema di politica estera, in particolare sul sostegno all’Ucraina, espresse dalla segretaria del PD Schlein in una lunga intervista concessa due giorni fa al Foglio e quelle di altre componenti del cosiddetto campo largo e in particolare di quelle del Movimento 5 stelle. Questa differenza costituirebbe un problema aperto e irrisolto (o forse irresolubile?) per il centrosinistra.
L’osservazione in sé è esatta: la differenza di opinioni in senso al centrosinistra è emersa più volte in questi anni, anche nei dibattiti parlamentari su questi problemi e nelle diverse mozioni presentate dalle varie componenti del cosiddetto campo largo. È quindi opportuno che le varie forze del centro-sinistra si pongano il problema di giungere a una posizione comune su questi temi in vista delle prossime elezioni. E tuttavia, il centro-sinistra ha ancora del tempo dinnanzi a sé, nel senso che le elezioni politiche sono ancora lontane e non è neppure certo con quale legge elettorale si andrà a votare. Quando il quadro sarà chiaro il centro-sinistra dovrà esporre una propria linea su tutti i problemi del paese e certamente non potrà non cominciare con il fissare una linea comune in tema di politica estera e della difesa.
Nel frattempo, però, se gli stessi osservatori conducessero un’analoga analisi sulle posizioni dei partiti che compongono l’attuale maggioranza di governo, non potrebbero non notare un’articolazione di posizioni altrettanto ampia di quella che si nota nel centro-sinistra, con la differenza, però, che tali differenze potrebbero e possono già influire sulla linea del governo. Questa osservazione è stata già più volte avanzata ma, fino a qualche tempo fa, gli osservatori avrebbero potuto aggiungere che, pur essendo aperte ed evidenti le differenze in seno alla coalizione dei partiti di centro-destra, vi era una linea molto netta, fissata e seguita dalla Presidenza del Consiglio, che garantiva al governo una chiarezza di indirizzi che superava le differenze che in sede politica e parlamentare risultavano dalle posizioni dei partiti della coalizione.
Questo valeva fino a qualche tempo fa. Sarebbe difficile sostenere che questo valga tuttora. Per averne conferma, è sufficiente leggere l’intervista concessa stamani a Francesco Bei di Repubblica dal ministro della Difesa. Nell’intervista, l'on. Crosetto riafferma una linea chiara di politica estera e della difesa con implicazioni anche sul problema delle alleanze in vista delle prossime elezioni. Dichiara infatti senza mezzi termini il pieno sostegno all’Ucraina anche sul piano militare e ribadisce l’allarme per i rischi non solo di interferenze elettorali da parte di paesi come la Russia e la Cina, ma anche di una vera e propria minaccia militare all’Europa da parte della Russia di Putin. Quanto alle spese per la difesa, Crosetto ribadisce che gli impegni assunti in sede NATO dovranno essere rigorosamente rispettati dall’Italia.
Ma è questa oggi la posizione del governo italiano? Nessuno è in grado di dire se oggi l’Italia è fra i paesi ‘volenterosi’ sul problema dell’Ucraina, né se intenda mantenere senza equivoci i suoi impegni a sostenere anche sul piano militare l’Ucraina, né infine se abbia intenzione di mantenere gli impegni sull’aumento delle spese per la difesa assunti in sede NATO. Un accenno da parte di Crosetto al problema del generale Vannacci chiarisce definitivamente la sua posizione a questo proposito, ma lascia intuire che egli auspica che questa sia la posizione dell’on. Meloni, senza esserne certo.
In realtà, oggi non si può più parlare di una ‘chiara’ posizione di politica estera del governo Meloni. Si può definirla così parlando del ministro della Difesa e, forse, del ministro degli Esteri, ma il linguaggio della presidente del Consiglio è molto più sfumato. Dalla rottura con Trump in poi, la politica estera italiana è avvolta da una fitta nebbia. Si direbbe che l’on. Merloni abbia colto l’occasione di quella rottura voluta dal Presidente degli Stati Uniti non per chiarire, ma per nascondere del tutto le proprie idee in materia di politica estera. Già era incerto e confuso il profilo del governo Meloni in tema di politiche europee, ora a questo si è aggiunto il silenzio e l’incertezza su tutto il problema della politica estera.
Non ne facciamo una questione se sia più grave l’una o l’altra incertezza. Sulla politica estera e sulla politica europea sarebbe auspicabile che non vi fossero né incertezze né dubbi a destra come a sinistra. Ma noi siamo abbastanza certi che il centrosinistra alla fine si darà una linea chiara, mentre siamo pronti a scommettere che l’effetto Vannacci, dentro o fuori della maggioranza, spingerà ad avvolgere e a mantenere in una spirale di nebbia gli impegni del centro destra.
Chi si avvantaggia(va) dall’emendamento bocciato?
15 luglio 2026 - Oltre a penalizzare la rappresentanza femminile, l’emendamento che mirava a introdurre le preferenze nella legge elettorale in esame alla Camera, respinto ieri per un voto di differenza, ci sembra che avesse un effetto discriminante a favore di FdI rispetto alla Lega e a FI. Si tratta di questo. È evidente che la lotta per le preferenze aiuta la raccolta del voto, mentre le liste bloccate la scoraggiano. Ora, la soluzione contenuta nell’emendamento prevedeva che i capilista nelle varie circoscrizioni fossero bloccati, mentre gli eletti ulteriori sarebbero stati scelti mediante le preferenze. Per un partito che si prevede possa eleggere più di un deputato per circoscrizione, questo significa aggiungere il forte fattore della concorrenza fra aspiranti al seggio. Invece per un partito la cui percentuale faccia pensare che al massimo potrà essere eletto un deputato per circoscrizione non vi sarà alcuna speranza per i candidati successivi. Di conseguenza non si accenderà alcuna lotta e non vi sarà alcuna spinta alla raccolta di voti da parte dei candidati successivi al capolista.
Dunque, per FdI l’emendamento contiene un incentivo alla raccolta dei voti da parte di singoli candidati che si aggiunge alla spinta nazionale. Invece, per la Lega e per Forza Italia, accreditati di percentuali elettorali fra il 5 e il 10%, questo fattore non esisterebbe. Essendo previste 49 circoscrizioni, un partito con il 10% eleggerebbe al massimo un deputato per circoscrizione: cioè il capolista bloccato. Un partito con percentuali inferiori, eleggerebbe deputati solo in una parte delle circoscrizioni e comunque solo i capilista. Non vi sarebbe nessun incentivo per i nomi inclusi nelle liste. Praticamente nessuno di loro avrebbe la possibilità di essere eletto. Naturalmente per la Lega, che ha un insediamento concentrato in alcune regioni, potrebbero esistere delle circoscrizioni più “competitive.”
Nella sostanza l’emendamento favoriva la campagna elettorale di Fratelli d’Italia a danno degli alleati. Un danno che si aggiunge alla indicazione obbligata del candidato (o della candidata) alla Presidenza del Consiglio.
Forse per Lega e Forza Italia quel che troppo è troppo …
Roberto Gressi e la legge elettorale
13 luglio 2026 - Se fossimo all’inizio della legislatura, sarebbe condivisibile l’auspicio di Roberto Gressi, sul Corriere della Sera di stamani, di un accordo fra maggioranza e opposizione su una nuova legge elettorale. Così come sarebbero condivisibili le indicazioni di Gressi sui requisiti che dovrebbe avere una buona legge elettorale: un impianto sostanzialmente proporzionale, qualche meccanismo che tenda a generare una maggioranza non spropositata come quella di cui per ora si parla, ma abbastanza ampia per evitare che la maggioranza, essendo troppo ristretta, sia soggetta al ricatto di uno o di pochi parlamentari, ed infine che si torni a un rapporto fra elettori e eletti o attraverso il voto di preferenza o attraverso i collegi uninominali. Forse, partendo da una pacata discussione sui principi e acquisendo il consenso su di essi, sarebbe possibile giungere a una proposta di legge elettorale sulla quale potrebbe realizzarsi una maggioranza più ampia della maggioranza di governo.
Tutto questo richiederebbe tempo e soprattutto distanza dal ritorno alle urne. Ecco perché il momento per discutere ed approvare una legge elettorale con le modalità bipartisan delineate da Gressi e con le caratteristiche da lui suggerite non può essere l’ultimo anno della legislatura. Per giungere a un risultato condiviso sarebbero necessari tempi e procedure adeguate che oggi, con le elezioni vicine, non sono più possibili. Sarebbe anche necessario che, essendo distanti le elezioni, non fossero immediatamente traducibili in guadagni o perdite di seggi le varie soluzioni prese in esame.
Giunti ormai a pochi mesi dal voto, con i sondaggi di opinione che tendono a indicare la probabile forza dei vari partiti e i probabili esiti per le coalizioni, non è immaginabile l’adozione di una legge di cui non sia possibile valutare sulla carta gli esiti. A non essere disponibile sarebbe la maggioranza, ancor prima dell’opposizione.
Ormai si può solo chiedere alla maggioranza di non imporre con la forza dei numeri una soluzione che le sia smaccatamente favorevole e che contenga delle clausole concepite soltanto con lo scopo di mettere in luce le difficoltà delle opposizioni, come è quella, di dubbia costituzionalità, di obbligare le coalizioni a indicare il nome del futuro presidente del Consiglio.
Sarebbe accettabile solo una legge elettorale che lasciasse aperto l’esito del voto, ma è del tutto evidente che per la maggioranza questa soluzione sarebbe o apparirebbe come una specie di suicidio. E dunque non sarà questa la strada che si imboccherà. Pensiamo che la destra alla fine andrà avanti, accettando il rischio dell’accusa di avere tentato un colpo di mano, anzi forse sperando di spingere l’opposizione ad avanzare questa accusa nella speranza che la radicalizzazione dello scontro finisca per aiutare il governo e la maggioranza.
Questa è la strada che la destra aveva scelto. Se ne parliamo al passato è perché nel pianificare la parte finale della legislatura essa non aveva tenuto conto del possibile emergere di una destra più radicale come quella coagulatasi intorno al generale Vannacci con cui è difficile sia allearsi, sia rompere. Per questo non siamo certi che alla fine l’on. Meloni non scelga di lasciare le cose come stanno. Tuttavia non lo sapremo ora, ma solo in autunno. Per questa e per la prossima settimana va in scena l’approvazione della nuova legge elettorale. Poi si vedrà. Esattamente la strada opposta a quella che giustamente Roberto Gressi giudica opportuna in materia elettorale.

13 giugno 2026 -Roma, Teatro Flaiano
Seconda assemblea di Officina Repubblicana
USCIRE DALLA CRISI
Verso le elezioni politiche. Il programma economico
Sabato 13 giugno al Teatro Flaiano di Roma si è tenuta la Seconda Assemblea di Officina Repubblicana: “Uscire dalla crisi. Verso le elezioni politiche. Il programma economico”. La video registrazione dell’assemblea è qui di seguito disponibile, suddivisa per singoli interventi.
Al centro dell’incontro, seguito da una platea al completo, la relazione di Giorgio La Malfa che ha illustrato le proposte dell’associazione per il programma economico del centro-sinistra nelle prossime elezioni politiche. La Malfa ha argomento la necessità di tornare a formulare dei programmi pluriennali di politica economica e di definire non soltanto gli obiettivi, ma anche gli assetti istituzionali, ivi inclusi i rapporti con le parti sociali che in questi anni sono stati totalmente ignorati: “Nella assemblea di oggi – ha detto - vorremmo dare un contributo alla elaborazione del programma economico della nostra coalizione. Ovviamente non ci aspettiamo che esso divenga il programma del centrosinistra: quello che ci preme è avanzare un certo numero di idee augurandoci che esse possano offrire degli spunti nella redazione del nostro programma comune”. Si tratta, secondo La Malfa, di lanciare un Piano per la Rinascita dell’Italia, con obiettivi macroeconomici pluriennali e obiettivi settoriali, che coinvolga le parti sociali - sindacati e imprenditori – e sia basato su una precisa struttura istituzionale che preveda fra l’altro l’istituzione di un ministero della Programmazione economica.
Hanno partecipato al convegno con i loro interventi, nell’ordine: Stefano Passigli, Niccolò Rinaldi, Stefano Fassina, Antonio Misiani, Luigi Zanda, Giuseppe Conte.
Nel corso dell’assemblea è stata presentata l’attività svolta da Officina Repubblicana a partire dal suo battesimo, nel gennaio 2026 al cinema Farnese di Campo de’ Fiori: i convegni a Venezia, Milano, Napoli con la partecipazione di politici e personalità della cultura; gli incontri online cui ha partecipato un numero crescente di persone; gli studi realizzati dai tavoli programmatici per approfondire temi di grande attualità, come la questione giovanile, l’energia, l’intelligenza artificiale, la tutela dell’ambiente.
GLI INTERVENTI
si ringrazia per la realizzazione la società di comunicazione integrata CLEVERAGE e, per il suo lavoro, Carlo Aragona
Nora Iosia
Introduzione
Paolo Mantecchini e Marcello Orecchia
La Voce dei Giovani
Francesco Casini
I nostri giovanissimi
Stefano Passigli
Sulla legge elettorale proposta dal Governo
Francesco Lauro
L'economia e la politica nel Mezzogiorno
Luigi Zanda
Antonio Misiani
Giuseppe Conte (parte prima)
Giuseppe Conte (parte seconda)
Giorgio La Malfa
Un piano per la Rinascita dell'Italia (parte prima)
Giorgio La Malfa
Un piano per la Rinascita dell'Italia (parte prima)
Stefano Fassina
La "programmazione economica"

La chiusura dell'Assemblea di GIORGIO LA MALFA
Giorgio La Malfa, Un piano per la Rinascita dell’Italia: proposte per un programma del centro-sinistra
1. L’esigenza di una politica economica non congiunturale
Nel manifesto di base di Officina Repubblicana all’atto della sua costituzione nel gennaio scorso abbiamo scritto: “Officina Repubblicana nasce come un movimento di opinione politico-culturale in vista delle
ormai imminenti elezioni politiche generali. Officina intende contribuire a una svolta politica nella guida del nostro Paese, dopo oltre 4 anni di governo di centrodestra, sul cui operato diamo un giudizio largamente negativo.
Erede delle posizioni politiche e culturali della sinistra democratica, Officina si collocherà nell’ambito dello schieramento di centrosinistra, offrendo il contributo delle proprie idee nell’elaborazione e nella definizione di quello che dovrà essere il programma della coalizione e cercando di contribuire anche con il proprio sforzo organizzativo a quello che ci auguriamo possa essere il successo della coalizione di centrosinistra.”
Riteniamo che fra i vari capitoli programmatici, le proposte per l’economia saranno fra quelle di maggiore importanza nel determinare l’esito del voto: data la diffusa consapevolezza di una situazione particolarmente difficile in cui si trova da molti anni l’economia italiana [continua a leggere cliccando qui]
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Referendum costituzionale 22 e 23 marzo 2026
Officina Repubblicana vota
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Mario Schifano 1960

Serve un’economia del futuro
Giorgio La Malfa sul “Corriere della Sera”
(Corriere della Sera, 16 febbraio 2026) – Penso che dovrebbe esservi un allarme rosso sulle condizioni dell’economia italiana. I dati sono impressionanti, quando li si guardino nella loro evoluzione temporale. Praticamente l’economia italiana è stagnante da un quarto di secolo: è ferma la produttività, declina progressivamente il settore manifatturiero, cresce il settore dei servizi, ma non con le imprese ad alto valore tecnologico ma in attività essenzialmente legate al consumo ed al turismo che offrono stipendi molto al di sotto di quelli degli altri paesi dell’Europa Occidentale […]
Giorgio La Malfa, intervento conclusivo dell'assemblea di Officina
Roma, 24 Gennaio 2026
L'intervista di Radio Radicale a Giorgio La Malfa in occasione del lancio di Officina Repubblicana: clicca qui