Agorà
In questo spazio si trovano articoli di attualità politica ed economia nazionale e internazionale, contributi degli amici di Officina Repubblicana e segnalazioni di articoli pubblicati da giornali italiani e stranieri
La destra e il Quirinale. A proposito di un’intervista a Dario Franceschini
(Il Commento Politico, 5 marzo 2026) – Le gravi notizie sulla guerra in Medio Oriente hanno fatto passare in seconda linea le vicende politiche interne, sia il dibattito sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, sia le questioni relative alla nuova legge elettorale presentata in tutta fretta dalla destra a metà della scorsa settimana. In particolare, è passata in silenzio un’interessante intervista a Dario Franceschini - qui allegata in calce - pubblicata lunedì 2 marzo dalla Repubblica e intitolata “Meloni vuole Colle e pieni poteri”. [...]
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Una crisi pericolosa e drammatica
(Il Commento Politico, 3 marzo 2026) – Un’alleanza, politica o militare, non implica un uguale peso decisionale fra i partecipanti, né una piena coincidenza degli obiettivi che ciascuno di loro le assegna. Non comporta neppure un’identica valutazione degli esiti cui dà luogo: quello che per uno degli alleati può essere un risultato pienamente soddisfacente, per l’altro può essere solo un esito parzialmente positivo, se non addirittura negativo. [...]
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S’ode a destra uno squillo di tromba
(Il Commento Politico, 26 febbraio 2026) – Nel nostro innato realismo, pensiamo tuttora che nell’imminente referendum costituzionale, il SÌ abbia forti probabilità di successo, anche e soprattutto per la potenza di fuoco dei media, dalla Rai alle reti Mediaset, che fanno una sfrenata campagna a favore del governo. Ma fra ieri e oggi si è insinuato in noi un dubbio sull’esito della consultazione basato su due elementi. [...]
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L'evidente difficoltà del Professor Barbera
Sì-No, la sinistra e la coscienza. Lettera di La Malfa a Francesco Merlo
(Repubblica, 19 febbraio 2026) – Caro Merlo, credo che con il passare dei giorni la posizione di persone come il professor Barbera e l'ex ministro Salvi i quali, pur dichiarandosi di centrosinistra, sostengono il Sì al referendum diventerà insostenibile. Mentre loro pensano che si tratti di prendere una posizione di merito e non di schieramento politico, per il centrodestra la posizione sul referendum è puramente ed esclusivamente politica. [...]
Giorgio La Malfa sul “Corriere della Sera”: Serve un’economia del futuro
(Corriere della Sera, 16 febbraio 2026) – Penso che dovrebbe esservi un allarme rosso sulle condizioni dell’economia italiana. I dati sono impressionanti, quando li si guardino nella loro evoluzione temporale. Praticamente l’economia italiana è stagnante da un quarto di secolo: è ferma la produttività, declina progressivamente ili settore manifatturiero, cresce il settore dei servizi, ma non con le imprese ad alto valore tecnologico ma in attività essenzialmente legate al consumo ed al turismo che offrono stipendi molto al di sotto di quelli degli altri paesi dell’Europa Occidentale […]
Giustizia e referendum, lettera di La Malfa a Francesco Merlo
Riportiamo di seguito la lettera scritta da Giorgio La Malfa a Francesco Merlo, che risponde nella sua rubrica su Repubblica
Posta e risposta di martedì 10 febbraio 2026
Caro Merlo, se dopo quattro anni dalla sua formazione un governo di centro destra, che dichiara da sempre che la sicurezza è un tema fondamentale per i cittadini, deve fare un decreto legge sulla sicurezza, evidentemente su questo tema ha fallito completamente. Non so se questa semplice considerazione balza agli occhi dell’opinione pubblica, come dovrebbe. Ma certo ne sono consapevoli i due ministri dell’Interno e della Giustizia cui il governo ha affidato il compito davvero difficile di giustificare il provvedimento. Che cosa dicono infatti? Che il decreto è giustificato da nuovi gravi pericoli all’orizzonte: le nuove Brigate Rosse. Lo dicono perché altrimenti la contraddizione con cui ho iniziato sarebbe evidente a tutti. Ma veramente possono sostenere che un’Italia che ha visto centinaia di morti tra i magistrati, le forze dell’ordine, i giornalisti e i cittadini negli anni di piombo sta andando in quella direzione? E se così fosse, non sarebbe da irresponsabili attaccare la magistratura come fanno tutti i giorni e promuovere una legge costituzionale volta a indebolirla? Questo lo dico a quella parte del Pd che ritiene che il referendum riguardi i “principi” astratti del diritto e non gli interessi concreti della destra.
Giorgio La Malfa
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Il referendum, che in Italia è sempre un pasticcio, sta inesorabilmente diventando un sì o un no a Giorgia Meloni, con l’effetto paradossale che molti voteranno il contrario di quello che, sulla giustizia, pensano. Credo che questi sì, che obtorto collo voteranno no, stiano crescendo e superando la sinistra per il sì e i no che voteranno sì.
Francesco Merlo
Torino, 31 gennaio 2026
di Tommaso Masciovecchio La Malfa
La manifestazione del 31 gennaio a Torino, a favore del centro sociale Askatasuna, è stata semplificata dai media e dai commentatori politici ed è stata raccontata solo per gli episodi violenti e per gli scontri che hanno segnato le fasi della giornata. Ma questa non è la sola realtà dei fatti.
Centri sociali e Associazioni intenti a ricostruire opportunità dal basso hanno aderito in massa a questa iniziativa. Erano presenti realtà come “Quarticciolo Ribelle”, che da anni sta dando una risposta concreta al vuoto istituzionale sofferto da uno dei quartieri più poveri e più complessi di Roma, offrendo servizi che lo Stato non dà, come per esempio l’Ambulatorio Popolare Roma Est, nato in questo contesto.
Più di trentamila persone da tutta Italia si sono mosse per mostrare solidarietà non tanto nei confronti di un luogo fisico, ma di un ideale di giustizia e equità.
Il corteo, al grido di “Askatasuna vuol dire Libertà”, è stato realmente trasversale: tematiche che dovrebbero stare a cuore alla sinistra erano presenti in piazza, dalla Palestina agli stipendi bassi, dai tagli alla sanità al no al referendum sulla giustizia.
Questa manifestazione dovrebbe essere il punto di partenza per quella sinistra che invece si è limitata a criticare - giustamente - la violenza nei confronti del poliziotto, ma che ha dimenticato di fare lo stesso per i manifestanti brutalmente manganellati dalle forze dell’ordine. Si è avuta invece l’ennesima dimostrazione della fragilità della sinistra e dell’incapacità di rispondere con fatti e proposte concrete alla strumentalizzazione e alla semplificazione del dibattito da parte della destra. I temi della manifestazione - quella pacifica - non sono stati nominati, non solo dai media tradizionali, ma nemmeno da coloro che si definiscono “opposizione”.
Poco cambia se l’Italia è tra i Paesi europei con i salari reali più bassi, se abbiamo il tasso di natalità tra i più bassi al mondo perché i giovani non hanno più un mondo in cui far nascere - e tantomeno crescere - i bambini. E a chi importa se le case, le scuole e gli ospedali cadono a pezzi? Importa alle trentamila persone che sono scese in piazza, alle persone che dal sud hanno viaggiato per ore per raggiungere Torino in autobus, perché le Ferrovie dello Stato considerano Stato più il centro-nord che il sud. A queste persone qualcosa cambia se viene chiuso un centro sociale che offre un doposcuola ai figli mentre loro lavorano per 8 euro l’ora. Così a quei ragazzi che frequentano scuole in cui manca il riscaldamento, la carta igienica, i professori e che, finita la scuola, dovranno confrontarsi con un mondo del lavoro in molti casi inesistente, o con una istituzione universitaria stantia e nepotista.
Quei ragazzi erano in piazza a far sentire la loro voce, e spesso erano nelle prime file, a scontrarsi con le forze dell’ordine, a controprova che la loro percezione - in una società così indifferente ai problemi che li angosciano - è di non avere nulla da perdere.
Bisogna evitare la violenza. Ma le denunce di questi giorni sembrano evocare la dottrina di Colin Powell teorizzata dal filosofo Slavoj Žižek, di una “guerra senza vittime (dalla nostra parte, naturalmente)”. La violenza, cioè, è sbagliata ma solo quando è subita. Eppure la violenza non è solo fisica. Se si vuole evitare la violenza di piazza, bisogna smettere di fare violenza anche nelle altre forme più subdole in cui essa viene perpetrata. Bisognerebbe forse provare a ristabilire quei diritti costituzionali che sempre più spesso vediamo dimenticati, ricostruire una società che rispetti i diritti politici, sociali, economici e culturali riconosciuti dai trattati europei e internazionali.
Forse solo partendo da questi ideali potremo riuscire a offrire un’alternativa al vuoto dilagante, e costruire un’opposizione concreta alla destra distruttiva e autoritaria che si sta impadronendo della nostra società.
Tommaso Masciovecchio La Malfa è studente magistrale di Scienze filosofiche presso l’Università di Bologna.