Officina Repubblicana nasce come un movimento di opinione politico-culturale in vista delle ormai imminenti elezioni politiche generali. Officina intende contribuire a una svolta politica nella guida del nostro Paese dopo oltre quattro anni di un governo di centrodestra, sul cui operato diamo un giudizio fortemente negativo.
Erede delle posizioni politiche e culturali della sinistra democratica, Officina offrirà il contributo delle proprie idee nella elaborazione e nella definizione di quello che sarà il programma di una coalizione che dovrà dare al Paese un governo europeista, rispettoso della Costituzione e deciso ad affrontare i nodi politici che bloccano lo sviluppo economico dell’Italia.
L’adesione al progetto di Officina Repubblicana e la partecipazione alle iniziative del movimento non escludono l’appartenenza ad altri movimenti o partiti politici.
I principali temi programmatrici di Officina riguardano la politica internazionale ed europea dell’Italia, il futuro costituzionale del Paese e la politica economica.
L’Italia e il futuro dell’Europa
L’Europa non è stata soltanto garanzia di uno sviluppo economico. È stata molto di più. In primo luogo, ha cancellato la guerra dall’orizzonte fino a quel momento conosciuto dagli Stati europei ed è stata strumento per il consolidamento della democrazia in Paesi che erano passati attraverso l’esperienza delle dittature del XX secolo: il fascismo in Italia, il nazismo in Germania e in seguito le dittature in Spagna, Portogallo, Grecia. L’unione doganale, il mercato comune e il mercato unico hanno favorito lo sviluppo economico europeo e hanno fatto dell’Europa occidentale il più grande mercato del mondo. La moneta unica è stata poi l’ulteriore acceleratore del processo di integrazione e il fattore di stabilizzazione delle nostre società. Questo il valore assoluto della costruzione europea di questi decenni. Il crollo dell’Unione Sovietica è stato anche determinato dal confronto fra il benessere dei Paesi dell’Europa occidentale e le loro condizioni di libertà, e la povertà e l’oppressione di cui i Paesi dell’Europa centro-orientale erano vittime. E quando si è trattato di assicurare una transizione pacifica all’economia di mercato e alla democrazia, è stato l’ingresso nell’Unione Europea a consentirlo.
Oggi tutto questo è messo in pericolo. All’interno di tutti i maggiori Paesi europei vi sono forze nazionaliste contrarie al processo dell’integrazione. Per ora solo in Italia, in Olanda, in Ungheria, nella Repubblica Ceca, tali forze sono alla guida dei rispettivi governi. Non sappiamo domani cosa potrà succedere in Francia o addirittura in Germania. Il problema è aggravato dall’aperta volontà degli Stati Uniti della seconda presidenza Trump di scendere pesantemente in campo contro le istituzioni sovranazionali europee e di intervenire anche a sostegno delle forze di estrema destra. Questa posizione degli Stati Uniti sembra essere particolarmente miope di fronte all’esistenza, ai confini dell’Europa, di un Paese come la Russia che non nasconde la sua volontà di estendere il controllo ai Paesi limitrofi e appartenenti all’Unione Europea. È chiaro che Trump immagina di poter stabilire rapporti più vantaggiosi per gli Stati Uniti, se a trattare non sono le istituzioni europee ma i singoli Paesi. Ma questo non può essere accettato dall’Europa che, anzi, deve rispondere riprendendo il cammino dell’integrazione nel campo della politica estera, della difesa, della politica economica e nella politica industriale. Nel corso del dopoguerra, l’Italia è stata sempre nel gruppo di testa di questo processo. È particolarmente importante che così continui ad essere, in un momento nel quale in altri grandi Paesi europei si corre il pericolo dell’affermazione delle destre. Ma così non sarà, se la guida del nostro Paese rimane affidata ad un partito euroscettico che è in campo per sostenere Vox in Spagna e Orban in Ungheria e che dichiara di condividere l’attacco del vicepresidente americano Vance a all’Europa unita.
Il futuro costituzionale e la legge elettorale
Abbiamo forti preoccupazioni per i propositi della destra in materia costituzionale, qualora essa risulti confermata nelle prossime elezioni.
Consideriamo in primo luogo pericolosa la frenesia dei cambiamenti costituzionali. Le Costituzioni sono il quadro entro il quale si compongono le complessità e le diversità dei vari Paesi. Quando si allenta la stabilità delle Costituzioni si rende più fragile il meccanismo democratico.
Non sappiamo inoltre che cosa la destra intenda fare della forma di Stato e di governo.
All’inizio della legislatura, è stato detto che la riforma costituzionale per l’elezione diretta del presidente del Consiglio è necessaria per guarire il problema storico dell’instabilità politica. Ma è la stessa longevità del governo Meloni a indicare che non c’è un problema costituzionale di stabilità. Temiamo che la questione riguardi il rafforzamento del potere esecutivo nei confronti degli altri poteri. Ne abbiamo visto dei sintomi nella cosiddetta riforma della Corte dei conti e ne troviamo conferma nell’idea abnorme di un forte premio di maggioranza da inserire nella legge elettorale che metterebbe nelle mani di una minoranza degli italiani un immenso potere.
In sintesi, noi proponiamo un sistema proporzionale con sbarramento senza premio di maggioranza e, come unica riforma costituzionale, l’introduzione della sfiducia costruttiva alla tedesca.
Quanto all’imminente referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, la nostra analisi ci conduce a favore dell’opzione per il NO.
Il problema economico
Lo sblocco dello sviluppo economico del Paese è il primo grande tema che Officina ha posto in cima alla propria agenda politica e programmatica.
L’Italia è in stagnazione. Nonostante il sostegno straordinario arrivato dall’Europa all’indomani del Covid, nonostante il PNRR rimasto in parte inattuato alla sua attuale scadenza del 2026, il reddito nazionale e la produttività sono stagnanti e continua la flessione dei salari reali. È evidente che siamo di fronte a una crisi strutturale. Bisogna individuare il nodo che blocca lo sviluppo e rimuoverlo. La nostra valutazione è che il problema è costituito dal divario scientifico e tecnologico rispetto a Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, la Corea del Sud ed altri.
Noi individuiamo in una radicale ristrutturazione del sistema scolastico, universitario e della ricerca scientifica e tecnologica, il modo per affrontare la crisi italiana. Abbiamo in mente una svolta radicale basata sulla trasformazione scientifica e tecnologica del Paese.
La nostra proposta è di superare il modello, che è stato anche quello del PNRR, della spesa in opere pubbliche. L’Italia ha bisogno di un salto nelle conoscenze scientifiche e tecnologiche e nella applicazione alla produzione industriale di nuove tecnologie basate sulla ricerca scientifica. A tal fine, proponiamo un piano straordinario per dotare le università e il Consiglio Nazionale delle Ricerche di nuovi ingenti fondi: un forte sostegno tramite sgravi fiscali sulle spese per la ricerca scientifica da parte delle imprese e altri sussidi per gli investimenti nelle tecnologie avanzate. Queste risorse aggiuntive si possono ricavare sicuramente da una spending review che dovrà essere condotta con particolare attenzione dal nuovo governo, anche per mettere ordine nel caos in materia di agevolazioni fiscali e bonus, che ha caratterizzato la ricerca spasmodica, da parte di questo governo, del consenso di gruppi di pressione di ogni genere. Ma c’è una fonte alla quale si può subito fare ricorso: vi sono, su base pluriennale, circa 13 miliardi di euro che possono essere dirottati dal progetto del Ponte sullo Stretto di Messina a un grande piano per la riconversione scientifica e tecnologica della società italiana. Il progetto per il ponte che si erediterà dell’attuale maggioranza non regge, infatti, a un esame attento, come ha dimostrato la Corte dei conti. Tanto vale utilizzare subito le risorse ad esso assegnate per uno scopo sicuramente produttivo.
Le altre priorità della spesa in conto capitale vanno ricavate da un esame della situazione infrastrutturale italiana, in cui deve tornare a prevalere una logica di programmazione per indirizzare le scarse risorse agli investimenti effettivamente strategici.
Non si tratta di aggiungere qualche stanziamento a quelli in essere. Si tratta di fare un investimento colossale nella ricerca scientifica e nell’acquisizione di tecnologia avanzata.
Naturalmente questo richiede una profonda revisione delle politiche di bilancio che andrà avviata all’inizio della legislatura.
I prossimi passi organizzativi di Officina Repubblicana
Il nostro progetto è dare avvio con la manifestazione di oggi all’attività organizzativa del movimento e, in particolare, alla raccolta di adesioni su tutto il territorio nazionale. Intendiamo costituire comitati promotori di Officina Repubblicana in tutte le regioni e nelle principali città.
Terremo una seconda riunione fra maggio e giugno nella quale sarà fatto il punto sullo sviluppo dell’organizzazione, sarà completato il programma attraverso il lavoro di tavoli programmatici e saranno eletti gli organi di Officina che sostituiranno l’attuale organizzazione informale.
Fra i nostri principali obiettivi, c’è quello di richiamare al voto la quota crescente di elettori che tendono a disertare le urne. Noi siamo sicuri che condividere una passione politica, come è quella che ci anima, possa essere lo strumento migliore per recuperare la voglia di votare.
Tutto questo lo faremo partendo dai giovani, che abbiamo voluto aprissero la nostra prima manifestazione del 24 gennaio 2026.